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    Thriller mistico

    "Sulla stessa pianta
    con la stessa linfa
    siete cresciuti
    nello splendore
    del più luminoso sole"

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La fredda razionalità del mistero

Sul finire degli anni Sessanta dello scorso secolo, Sergio, operaio specializzato della FIAT, rientra in Italia dopo una lunga trasferta di lavoro a Togliattigrad dove ha vissuto anche una storia passionale con una donna del luogo. Comprende però che quella è una parentesi di vita ormai chiusa e decide di sposare Matilde, una donna dolce e innamorata che ha aspettato pazientemente il suo ritorno. Dalla loro unione nasce Francesco.
Il giovane Francesco trascorre i primi anni della sua vita e l’adolescenza in un contesto educativo del tutto normale, abitando coi genitori in un appartamento nel quartiere “Santa Rita”, a Torino. Dopo la scuola si dedica al nuoto, lo sport preferito, e sembra non avere altri interessi. Lo turbano però alcuni fatti strani che gli accadono e che sfuggono decisamente alla razionalità: nella città della Mole, delle piazze e dei ponti sul Po, aleggia l’immancabile mistero. I fenomeni inspiegabili perdurano e lo accompagnano ovunque, consentendogli inoltre di far luce sui trascorsi di suo padre.
Non a caso altre persone intrecciano la loro vita con quella di Francesco. Due in particolare: una ragazza, Carol, con la quale egli inizia una singolare e profonda storia d’amore e condivide fatti sconvolgenti; poi un uomo, Yuri Sergeevich, stimato microbiologo che arriva da lontano portando con sé una sorprendente verità.
Essi, grazie a una forza misteriosa che li unisce e li dirige parlando alle loro coscienze, scoprono di possedere delle qualità singolari, ravvisabili unicamente in “persone speciali”.
Il tempo in cui vivono è quello in cui dilaga il terrorismo internazionale e, in questo contesto, si concretizza l’intento destabilizzante del professor Farrak, un potente e carismatico sovversivo. Ciò che sta per consumarsi è un fatto tragico, di enorme portata: c’è in gioco la vita di centinaia di migliaia, se non milioni, di esseri umani. Le tre “persone speciali” ne sono fatalmente coinvolte e spinte ad agire celermente, non senza la valida collaborazione di amici, conoscenti e istituzioni. Tuttavia l’impresa non è facile: il tempo a disposizione scarseggia e le serie complicazioni non mancano, tant’è che le dinamiche e gli intrecci delle azioni poste in essere sia dai soggetti protagonisti della vicenda, sia da quelli marginali, alterano nello spazio e nel tempo il succedersi degli eventi. Ne consegue la probabile deviazione del recente panorama storico mondiale che assume così un’immagine diversa, nonostante sia quella che oggi noi tutti conosciamo.

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Cosa ha ispirato la vicenda narrata?

Ricordo che in un giorno del 2005 mi accadde un fatto strano a cui non riuscivo a dare una spiegazione. Non rimasi sconvolto più di tanto perché quei “fatti strani” li vivevo ormai periodicamente, con una certa costanza. Fatti che ancor oggi incidono nella mia vita intima, per cui preferisco astenermi dal trattarne qui. Dico solo che – vogliate credermi o no – essi sfuggono decisamente a ciò che si definisce razionale. Il giorno successivo si verificò un blackout sul server centrale del’azienda dove svolgevo la mia attività professionale. La rete informatica risultò fuori uso, cosicchè si potè lavorare (poca roba) utilizzando il computer in modalità locale. Il bar aziendale e le aree esterne per fumatori e non, furono prese d’assalto. Rimasto quasi solo in ufficio mi misi a pensare e riflettei sul fatto “strano” del giorno precedente. Pensai che avrei potuto farne un resoconto scritto, avendo ormai un po' di ore “a buca” da occupare, e così feci. Creai un file di “word” e cominciai a scrivere. A un certo punto mi accorsi che ero assurdamente affascinato dall’idea di rivelare quell’evento in una sorta di particolare diario e che magari avrei potuto ripescare dalla memoria tutti gli altri che mi avevano “segnato”, recenti e meno recenti, per metterli nero su bianco. Il blackout aziendale durò due giorni e in quei due giorni il mio “particolare diario” si arricchì di una dozzina di pagine. Le scrissi mentre riaffioravano nella mente immagini della mia vita, a partire dall’infanzia. Una in particolare era legata alla chiesa/Santuario di Santa Rita da Cascia e alla sua figura che da sempre mi affascina. Ci passavamo accanto con la “Lancia Fulvia” di papà quando andavamo e tornavamo da casa dei nonni: la chiesa rappresentava in pratica il punto mediano di quel percorso di circa sette chilometri. Nelle sere nebbiose m’inquietava l’idea di non poterla vedere dal finestrino; poi, quando giungevamo nei pressi, appariva come d’incanto, prima la sommità del suo snello campanile e subito dopo la sua immagine completa, seppur velata. L’ammiravo come si fa al cospetto di una sposa nel suo abito nuziale. Solo il fatto di trovarmi lì in quel breve passaggio mi riempiva stranamente di gioia. Un paio di settimane dopo riaprii quel file e lo rilessi. Fu allora che mi accorsi che quel particolare diario conteneva spunti che avrei potuto inserire in un vera e propria vicenda romanzata. Ci pensai e ripensai e immaginai a quali personaggi dare vita e in quale contesto inserirli. Avevo semplicemente da miscelare le mie esperienze (compreso quei fatti strani) con gli input delle persone conosciute fino ad allora che mi avevano arricchito l’esistenza e… perché no? Anche con spunti storici e socio-culturali degli ultimi trent’anni che avrebbero ben legato con quanto stavo già pensando di raccontare. Cosicchè nella mia mente si delineò la traccia fondamentale su cui basare tutta la prima parte che scrissi in circa sette mesi, nel tempo che mi restava a disposizione (purtroppo lavoro e famiglia ne assorbivano il novanta percento). Un cambio repentino d’ufficio con maggiori responsabilità professionali mi distolsero per circa quattro anni dal dare seguito a quel progetto. Fino a quel momento riuscii a scrivere un centinaio di pagine o poco più ma capii che la vicenda aveva un “cuore pulsante” e attendeva nient’altro che l’ulteriore e definitivo sviluppo. Eppure a quel punto dovetti mollare, mio malgrado. Ripresi a scrivere solo quando ritrovai una certa serenità d’animo. Il file del romanzo incompiuto era lì che mi attendeva. Sapevo che prima o poi l’avrei ultimato perché, per mia indole, devo sempre portare a compimento un’attività su cui ho investito del tempo e nutrito particolari aspettative. Così feci nuove ricerche, quelle che mi servivano per arricchire di dati necessari i nuovi capitoli che man mano si concretizzarono fino a giungere, con soddisfazione, all’epilogo. Il romanzo ultimato oggi è catalogabile sia tra i “libri del mistero” sia tra i “thriller mistici”. Di tempo ce n’è voluto prima di autopubblicarlo ma se vi soffermate a leggere la nota che segue capirete perché.
Nonostante sia il secondo romanzo che ho autopubblicato, La fredda razionalità del mistero è il primo che ho scritto. Ultimato nel 2016 col titolo (provvisorio) Frutti separati di un ramo, ne depositai una copia cartacea – prodotta in proprio – presso la S.I.A.E., a tutela dei diritti. Il relativo file fu inviato via e-mail ad alcune case editrici ma da nessuna di queste, a oggi (ironicamente), non è mai pervenuto un qualsivoglia esito. Fu la mia prima esperienza in tal senso. Trascorso circa un anno, provai a ricontattarne un paio telefonicamente: nel primo caso chi mi rispose mi disse di non trovare quel file nella messaggistica e di provare “magari” ad inviarlo nuovamente. Nel secondo caso mi fu detto che la casa editrice accettava solo ed esclusivamente manoscritti presentati e depositati dai loro agenti letterarari. Capii allora che quel mondo era difficile da permeare se non con debite conoscenze e/o con l’esborso di congrue somme di denaro (gli agenti letterari, sempre se disponibili, non lavorano gratis). Cosicchè, persa una notevole quantità di tempo prezioso, accantonai per un po' il tentativo di pubblicazione (risolto poi con il ricorso all’autopubblicazione) e mi dedicai alla stesura di Fuga dal presente relativo che ultimai e autopubblicai per primo, nel 2020.
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Il Santuario di Santa Rita da Cascia a Torino

Depliant del Santuario di Santa Rita da Cascia
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Una riflessione personale dell'autore:

Il dogma della razionalità

Con la premessa che l’essere razionali molte volte è utile se non addirittura necessario, chiediamoci però: cos’è realmente la razionalità? E’ forse il criterio più spiccio che la ragione sostiene per giustificare la realtà della nostra vita? Cosicchè per le persone “convinte” - cioè quelle che fanno della razionalità un dogma -
ciò che si vede, si sente, si tocca, ovvero ciò che è sensoriale, o si può rilevare con le apparecchiature scientifiche (dunque verificabile e dimostrabile), esprime la sola e logica verità. Essi non riescono ad accettare qualcosa che decisamente risulti andare “oltre”, rinnegando in un certo senso una singolare emotività. Come dire: l’uomo è solo carne, vive immerso nella materia e con questa consuma la sua esistenza, atteso che nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma nell’ambito della materialità stessa.

Ci sono persone invece sicure che molte cose accadono sfuggendo alla razionalità, perché fanno parte dell’esistenza stessa e da questa sono imprescindibili, anche se inspiegabili. Sono fenomeni che si percepiscono sovente. Chiunque può senz’altro ricordare alcune circostanze “sorprendenti” nell’arco della propria vita: non si parla di sogni ma di qualcosa che possiede l’essenza dei sogni manifestandosi attraverso la materia o permeando direttatmente la coscienza.

Ecco dunque, anche in questo caso, esistere il dualismo delle opinioni, pro e contro. Chi può negarlo? La bellezza della vita sta anche nelle sue variabili... E tu, da che parte stai?

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Capitolo 6

N

el primo pomeriggio Francesco rientrò a casa.

In quel momento Matilde stava riposando e lui trovò un angolo del tavolo imbandito sul quale vi era un piatto coperto: conteneva una cotoletta impanata con delle patate fritte.

«Cavoli, ho dimenticato di avvisare mamma che tardavo… Ricavoli, non ho più telefonato in piscina. Sarà meglio che lo faccia, altrimenti quelli mi licenziano» pensò di getto.

Prese la cornetta e pose l’indice sulla ghiera per cominciare a comporre il numero, quando sentì una voce. La riconobbe subito: era quella di Carol che diceva: «Pronto? Pronto?»

«Carol! Ciao, sono Francesco, che ci fai lì al telefono?»

«Beh, normalmente quando a casa mia squilla il telefono e sono nei pressi io rispondo al chiamante, in questo caso a te. Ti sembra ovvio?»

«Per niente… cioè volevo dire… sì hai ragione, ma… ma io non ti ho chiamata. Ho solo pensato a noi due fin quando non sono entrato in casa e, per la verità, ci ho pensato intensamente.»

«Anch’io ho pensato a stamattina e alle cose che ci siamo detti. Ti avrei probabilmente chiamato fra un po’perché mi sento in fibrillazione e ho la testa confusa. Non riesco a fare quello che dovrei. Penso che dopo chiuderò le imposte e piomberò sul letto.»

«Fai bene. Temo che abbiamo bisogno entrambi di riafferrare quella parte di razionalità che ci sfugge. Ci sono già troppi... » Continua

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