section-8692f4a

Capitolo 9

Al’ora di cena il buio sulla città era calato già da un po’, accompagnato da freddo intenso e umidità.
JD giunse da Momy mentre lei stava ultimando di apparecchiare la tavola. Avevano tutta la sera per loro e inevitabilmente lui si sarebbe anche fermato a dormire lì.
Forse per via del clima, ma più probabilmente perché reduce dalla gita a Roma, Momy mise in tavola una scodella di spaghetti “alla carbonara”, da lei preparati con la presunzione di essere riuscita a replicare il sapiente tocco magico di Nando, cuoco del ristorante di Trastevere dove li aveva gustati due giorni prima.
JD sbirciò perplesso l’abnorme porzione che goffamente gli veniva servita nel piatto: una matassa cementata di spaghetti con scaglie di frittatina. Non poté far altro che sorridere, perché lei mostrava di essersi innervosita parecchio per via di quel flop.
Entrambi non commentarono. Però un pensiero veloce lo fecero.
Momy: “Che figura di cacca. Credevo di aver capito bene come si prepara una “carbonara” …”
JD: “Ma è una mappazza! Faccio bene a tagliarla col coltello? Però adesso le dico che le voglio bene e che è proprio tenera… lei, non la pasta…”
«Mi sei mancata, lo sai?» le disse lasciandole intendere che aveva prestato poca attenzione all’esito di quella “carbonara”.
«Anche tu. Ti pensavo continuamente… E poi, l’incontro che ho avuto a Roma mi ha turbata enormemente, perché era impossibile non pensarti. Appena ultimiamo la cena ti racconterò tutto nei minimi particolari. Ah! A proposito di cena: chiedo scusa; come cuoca di solito rendo meglio…»
«Lascia stare, io sono di bocca buona; poi l’ho capito che sei turbata. In fin dei conti lo sapevamo che il tuo viaggio a Roma ci avrebbe dato delle risposte e non ti nego quant’è grande la mia curiosità di sapere in proposito.»
Dopo venti minuti erano sul divano a sorseggiare il caffè stando vicini. Poi lei tirò su le gambe e si rannicchiò poggiandogli il capo sulla spalla. A quel punto sussurrò: «Lui è lì. Sta bene e vive alla grande.»
JD inspirò profondamente, sentendosi il cuore battere veloce. Non commentò e attese che lei continuasse a parlare.
Gli raccontò di quei quaranta minuti trascorsi nell’appartamento di viale Trenta Aprile, a Roma.
«Adesso ti mostro qualche foto che sono riuscita a scattare di soppiatto col cellulare.»
JD guardò quelle immagini dove tutto sembrò appartenergli: il profilo dell’uomo, gli oggetti d’arredo, perfino il computer. Non poté che mostrarsi profondamente strabiliato.
«In quell’appartamento ci vive l’uomo che so di essere: questa è la certezza di cui io avevo bisogno. Così la tua ipotesi è pienamente dimostrata…»
Si staccò da lei e si riversò in avanti portandosi le mani nei capelli. Lei gli carezzò la schiena per confortarlo.
«Cosa devo fare, Momy? Non mi stancherò di ripetere che tutto è così assurdo…»
«È vero, sembra tutto assurdo. Però tu sei una realtà, JD, e su questo non si può dubitare. Ho avuto ragione nel credere che la tua esistenza, in questo luogo
e in questo momento, siano il frutto di un intreccio di eventi che hanno prodotto una variazione di “spazio-tempo”, è innegabile. Per quello che so, solo un piccolo numero di scienziati oggi credono che un giorno sapremo viaggiare nel tempo: per ora prevale lo scetticismo e l’enorme ignoranza in materia, perché ogni fenomeno fisico ha bisogno di essere dimostrato, non solo enunciato. Sai cosa succederebbe se solo sbandierassimo ai “quattro venti” quanto crediamo ti sia accaduto?»
«Penso che saremmo additati come matti.»
«Hai fatto centro. In più, prendiamo in considerazione il fatto che oggi io insegno fisica presso un liceo e non appartengo più al ramo ricerca. Sembrerebbe che insieme abbiamo architettato una storia per farci della pubblicità gratuita e diventare famosi. Ma immagina me, rivista nei panni di un ricercatore fisico – tanto lo si verrebbe a sapere che lo sono stata – come potrei mai dare spiegazioni scientifiche credibili sull’accaduto? Se solo riuscissi ad adoperarmi in questo senso, sarei da “Nobel” per dieci anni di fila. E tu, chi rappresenti? Un ex amministratore delegato di un’azienda avviata al fallimento, sdoppiatosi, che vuole cambiare vita. La gente sa che esistono i fratelli gemelli, per cui non la berrebbe tutta, anzi, per niente… e poi dovresti tirare in ballo JD1 e spiegargli ogni cosa: solo lui ti crederebbe, come ti credo io. Solo che tu e lui, come ti ho già detto a suo tempo, non potreste mai trovarvi nel medesimo istante l’uno di fronte all’altro, e se la cosa fosse in qualche modo forzata, vivreste un paradosso che vi annienterebbe.»
«Cosa mi consigli allora?»
«Una cosa molto semplice, JD: vivi la tua vita. Avremo nel frattempo modo di riflettere…»
A letto, nell’oscurità che li avvolgeva, entrambi non riuscirono a prendere sonno, per via di una certa agitazione.
Due ore prima fecero all’amore, con un desiderio misto di rabbia e tenerezza. Poi certi pensieri tormentosi non consentirono loro di addormentarsi.
Il display luminoso della sveglia segnava le 02:25 del mattino, quando Momy accese la luce dell’abat-jour.
«Ti sento, JD. Anch’io non riesco a dormire.»
«Lo sapevo. Non avevi il respiro profondo e hai sistemato il cuscino più volte… Il fatto che io non riesca a dormire mi sembra scontato, no? Sai cosa vuol dire finire in basso, dopo una vita di lavoro ostinato, e vedere sfumare la tua idea di “futuro”, trovandoti ad essere chi non sei?»
Momy gli diede la mano e restò in silenzio. Poi di colpo si tirò su ed esclamò: «C’è una cosa che dovresti fare perché tu possa riacquisire una parte della tua vita passata e servirtene oggi per costruirne una migliore, così come meriteresti! Ho avuto un’idea!»
«Cioè?»
«Devi portare via a JD1 metà di quello che possiede!»
«Cooosa? Ma ti senti bene?»
«Mai stata meglio! Seguimi: fino a quel fatidico quattordici settembre, tu/voi – cioè JD + JD1, in un’unica persona – possedevate tutto ciò che oggi possiede solo lui, JD1; dunque ciò non è logico se lo osserviamo alla luce di una ragionevole forma di diritto. Tieni conto che tu ricordi benissimo chi eri fino a quel giorno e quanto hai dovuto lavorare per raggiungere un certo agio economico, perciò è presto detto: ti spetta la metà di ciò che JD1 ha percepito fino alla “chiusura” con l’Actualfin. In definitiva, la metà di quello che residuava in banca e nella cassetta di sicurezza, del valore delle opere d’arte e dei mobili, della buonuscita percepita e tutto quanto ti possa ancora venire in mente.»
«Già! Devo ammettere che il tuo ragionamento non fa una grinza: tutto sommato hai ragione! Però, scusami, e come se mi stessi dicendo che dovrei rubare a me stesso…»
«Mettila come vuoi, ma la cosa avrebbe un senso.»
«E secondo te è facile?»
«Potrebbe esserlo. Basta studiare bene una strategia. In più conosco una persona che, sono sicura, saprà realizzare un doppione di quella chiave; sai, quella di cui ho calcato le impronte nel bubble gum… te l’ho detto. Chissà, magari potrà tornarci utile…»
«Mmm… la vedo dura… dopo lo scherzetto che mi/ci ha fatto qualcuno “ripulendomi/ci” il conto bancario, immagino che JD1 si sia messo sulle
difensive e abbia “blindato” in qualche modo le proprie economie e i relativi sistemi di accesso.»
«È presumibile, per questo dobbiamo inventarci qualche sistema per aggirare gli ostacoli. Consideriamo però che siamo agevolati da alcuni elementi che giocano a nostro favore: prima di tutto JD1 non sa che tu esisti; i tuoi documenti, freschi di pacca, se prescindiamo dal diverso luogo di residenza, contengono gli stessi dati anagrafici; la firma non hai bisogno di imitarla tanto è cosa comune a voi due; siete il duplicato della stessa persona e dunque le variazioni estetiche riguarderebbero il taglio e il colore dei capelli, l’avere barba o baffi, diventare più grassi o più magri. Al momento giusto, sapere come apparirà JD1 in pubblico, sarà la nostra arma vincente. La cosa ovviamente più difficile invece riguarderà come riuscire a procurarsi dati come password o codici di accesso a sistemi informatizzati.»
«Già, però non sono un hacker, mio malgrado, nonostante al computer sappia smanettare su ogni sorta di programma» affermò in tono deciso JD.
«Bravo! A noi servirebbe proprio qualcuno capace d’intrufolarsi nei sistemi di “rete” … devo pensarci un pochino su» fu la replica sorniona di Momy.
«Mi piaci anche per questo, sai? Questo tuo modo di essere finemente caparbia, m’affascina e m’incuriosisce al tempo stesso.»
«Dai, sii serio JD… Sappi che io ci tengo davvero ad aiutarti. Lo faccio perché l’averti conosciuto ha cambiato anche la mia vita. E non perché tu sei il frutto di un evento fantastico che ho avuto la fortuna di comprendere solo io, ma perché sei l’uomo che avrei voluto comunque incontrare.»
«Grazie di esistere, Momy…»
Si strinsero e si baciarono teneramente.
Restarono abbracciati per un po’ e riuscirono finalmente ad addormentarsi. Era quasi l’alba.

en_USEnglish